Let’s talk names
Mi piace l’idea delle “Categorie”. Durante la scrittura di un nuovo pezzo è utile mettere dei paletti, che siano stilistici, tematici o personali.
La categoria che voglio inaugurare oggi si chiamerà
Connections
Il nome di certo è la cosa più importante in qualsiasi progetto, ma specialmente letterario, e specialmente quando si vuole mettere in quel progetto qualcosa di sé.
Bisogna distillare più senso possibile in un’unica frase, o addirittura in un’unica parola. Trovare un filo conduttore che tocchi tutto quello che si vorrà dire, che intrecci tutto quello che si potrà pensare, che leghi tutte le idee senza costringerle troppo.
Connection, in inglese, vuol dire tante cose. E già questo è un po’ un trucco per ingannare la costrizione spaziale del “titolo”. Un gioco in cui indulgo sperando di essere perdonato solo perché ci sono ragioni sensate per scegliere questa parola.
Il significato più naturale, di certo più vago e forse più importante, è quello, facilmente intuibile anche da chi l’inglese non lo sa, di “connessione”, “associazione”. Io sono definito più d’ogni altra cosa dalla capacità della mia mente di indovinare associazioni tra la diversità delle percezioni sensoriali ed emotive. Nelle nostre associazioni mentali c’è la memoria, la felicità, l’unica possibilità di una soddisfazione che superi il piacere del momento.
Tra le connessioni che mi piacciono di più ci sono le analogie. Mi piacciono così tanto che a volte confondo le due cose. In realtà le analogie sono solo quel tipo particolare di connessione generato da una similitudine, di forma o di sostanza; sono le connessioni preferite ai matematici, come qualcuno di cui non ricordo il nome ha sottolineato: “Un bravo matematico trova analogie tra i teoremi. Un ottimo matematico trova analogie tra le teorie. Il matematico geniale trova analogie tra le analogie”.
D’altra parte, qualsiasi legame tra due concetti o pensieri distinti è una connessione. Un legame che può – e spesso è – personale, aggregato su frammenti di esperienze, musiche e profumi che da tempo sono sprofondati nell’inconscio. Io, per fare un esempio, trovo che le cicogne siano presenti in molti momenti significativi.
Se selezioniamo un particolare tipo di connessione – quella tra madre e figlio, per esempio – ed estendiamo il concetto, arriviamo a un’altra accezione dell’originale connection, ovvero di legame tra due persone. Se l’intendiamo dal punto di vista affettivo, è certo e banale che le persone con cui abbiamo avuto contatti sono i mattoni della nostra esistenza. Ma qui le connessioni più interessanti sono quelle appena sfiorate. Quelle siglate da uno sguardo attraverso il finestrino del tram, da una conversazione origliata, da un bicchiere sfumato di vino sconosciuto; che anche solo in un pensiero infinitesimo hanno portato la nostra persona più lontano di quanto mai viaggerà.
Infine, e molto appropriatamente visto che sto scrivendo su un treno, connection vuol dire “coincidenza”. Nel senso di scendere da un treno in una stazione e salire su un altro, che probabilmente continuerà in una direzione diversa da quella che seguiva il primo. Una semplice tappa intermedia, forse, o una fermata troppo attesa, il valore di un viaggio troppo lungo, smettere per un attimo di correre verso casa e fermarsi ad ascoltare il tempo che scorre senza che, per una volta, possa farci nulla di male.