La signora – d’età indefinita, ma di certo non giovane

La signora – d’età indefinita, ma di certo non giovane – era, effettivamente, appoggiata al cofano di un’automobile. Una di quelle scene viste nei vecchi film, dove appoggiarsi con ostentata indifferenza al cofano di un’automobile non sembra strano.

Nessuno si appoggia più al cofano delle automobili, pensai ostentando indifferenza al superarla sul marciapiede. È quasi una mancanza di rispetto alle automobili. Non ci permettono più di trattarle in questo modo barbaro, alla stregua di un cane maltrattato, e questo credo sia un segno del progresso.

La signora – il vestito era di quelli bianchi, pesantemente e finemente ricamati a motivi floreali: un vestito che intorno a un corpo giovane e fresco avrebbe suscitato sguardi e voglie ai passanti indifesi – fumava distrattamente, aspettando qualcuno senza fretta.

Deve essere un amante, pensai svoltando l’angolo in un’altra via del centro, e lo pensai avendo percepito, al mio passaggio, intessuta intorno a lei quella trepidazione silente che caratterizza l’attesa d’una persona amata.

Nonostante, come abbia già ripetuto più d’una volta, la donna in attesa non fosse di certo giovane, l’atteso sconosciuto non riuscivo a pensarlo anziano. Con una giacca di pelle magari, e una ruga solitaria sulla fronte non ancora imbiancata.

Deve essere stato lui a passarle il vizio del fumo; e poi perché continuo a pensarci? Sono ormai passati vari isolati, l’aria del fiume già si fa strada tra i miei capelli. I suoi occhi innamorati hanno visto in quella sigaretta stretta tra le labbra di lui, in quel filo di fumo disperso nell’aria scura, quanto di più vero c’è nella vita.

Chissà se è arrivato? Magari a cavallo di una motocicletta; rumorosa e puzzolente, tutto il contrario di quella utilitaria bianca che lei avrà comprato coi primi risparmi di segretaria, e su cui ora si appoggia ostentando indifferenza al corrosivo scorrere del tempo.

La stessa indifferenza che finge al roboante arrivo del suo cavaliere. I capelli sono brillanti d’oro – non li immaginavo così – e lunghi sulle spalle. La puzza d’olio si mischia al glicine della collina, all’odore denso della sera di settembre. La sigaretta è ancora nella sua mano, consumata per metà.

Solo quando lui è sceso e le si avvicina a grandi passi scricchiolanti col sorriso d’avorio che gli illumina il volto lei lascia cadere la sigaretta, distrattamente. Un po’ di cenere vola sul vestito, sulle minute ginocchia scoperte.

Lui la guarda enigmatico – ormai è a un passo da lei. Con lo stivale alto schiaccia il mozzicone ancora acceso nell’erba bassa. Si volta verso le luci della città alle sue spalle per un istante e mezzo; ma lei continua a fissarlo e il sorriso negli occhi è un crescendo rossiniano finché lui non si gira di nuovo e la solleva dalla vita e la fa sedere su quella macchinetta tutta bianca e appena comprata e le dice Barbara mi vuoi sposare.

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